Come si fa la pace?

Oggi è la prima domenica di primavera e mi immagino tante persone passeggiare per i parchi e per il centro città approfittando del sole che in questi ultimi giorni (almeno qui a Bologna) ci ha riscaldato e rallegrato dopo settimane di freddo, neve e pioggia. Ieri notte è poi cambiato l’orario: le giornate ora saranno più lunghe e potremo ancora di più goderci l’arrivo della nuova stagione. Ma non era di questo che volevo parlare.

C’è un’altra cosa che accade oggi; oggi è la domenica delle palme. 
Quand’ero piccolo mi piaceva molto andare in Chiesa per ricevere il ramoscello d’ulivo che viene dato a tutti i fedeli durante la funzione religiosa. Io non ne conoscevo il significato però riportavo quel ramoscello a mia madre con una certa fierezza. Lei mi dava un bacio sulla guancia, mi ringraziava e lo appendeva sopra la porta di casa: “In questo modo tutti lo vedranno!”, mi diceva. 
Ero piccolo, ma lo ricordo con chiarezza.


L’ulivo in realtà è un simbolo, rappresenta la pace e la rigenerazione. La colomba liberata da Noè, dopo il diluvio universale, tornò con un ramoscello d’ulivo nel becco simboleggiando il ritorno alla fertilità della terra dopo la distruzione. Rappresenta però anche la pace, quel ramoscello di fatto sanciva la riconciliazione tra Dio e l’umanità.

Ma che cos’è la pace? Nel 2015 Papa Francesco, in un incontro con i bambini delle scuole elementari di Roma, disse che la pace “è qualcosa che bisogna fare, bisogna costruire ogni giorno con saggezza e tenacia” e che “ogni gesto nei confronti dell’altro può costruire la pace”, perche “il vero costruttore di pace è colui che fa il primo passo verso l’altro.”

 C’è un’altra frase dell’intervento di Papa Francesco che mi ha colpito molto e penso sia davvero importante tenersela a mente:

“Per costruire un mondo di pace è indispensabile interessarsi alle necessità dei più poveri, dei più sofferenti e abbandonati, anche quelli lontani”